Don Matteo 15: Il miracolo di Spoleto continua. Perché la quarta puntata ci ha rubato il cuore
Tra colpi di scena, risate e quella profonda umanità che solo la canonica più famosa d’Italia sa regalare, la quindicesima stagione si conferma un trionfo. Diego e Giulia sono la nuova linfa, mentre Raoul Bova consolida il suo legame con il pubblico.
Il giovedì sera degli italiani ha ormai un solo sapore: quello della rassicurante e mai banale Spoleto. Si è appena conclusa la quarta puntata di Don Matteo 15 e la sensazione, tra i commenti che infiammano i social e le chiacchiere a fine visione, è unanime: la serie non ha solo retto il peso degli anni, ma sta vivendo una seconda giovinezza.
Non è facile mantenere alta l’asticella dopo oltre vent’anni, eppure questa stagione sta riuscendo nell’impresa di onorare il passato guardando dritto al futuro.
Il fattore “D&G”: Diego e Giulia sono la vera rivelazione
Se c’è un elemento che ha letteralmente “bucato lo schermo” in questa puntata, è l’alchimia tra Eugenio Mastrandrea e Federica Sabatini. I loro personaggi, Diego e Giulia, sono “sempre più belli”, non solo esteticamente, ma per la profondità che stanno regalando alla narrazione.
Mastrandrea e Sabatini hanno il difficile compito di reggere il peso di una stagione di transizione e crescita, e lo stanno facendo con una naturalezza disarmante. La loro dinamica — fatta di sguardi sospesi, battibecchi e una tensione emotiva tangibile — è diventata il motore pulsante di questa quindicesima stagione. Il pubblico si è già affezionato a loro, vedendo in questa coppia la linfa vitale necessaria per rinnovare il linguaggio della fiction senza tradirne l’anima.
Il cuore storico: Da Natalina a Cecchini, fino al carisma di Raoul Bova
Ma Don Matteo non sarebbe tale senza le sue colonne portanti. Un applauso scrosciante va ai “veterani”: Nathalie Guetta (Natalina) e Nino Frassica (il Maresciallo Cecchini). La loro capacità di passare dal registro comico a quello commovente è una garanzia assoluta. Cecchini, in particolare, continua a essere il centro gravitazionale della comicità pura, regalando momenti di leggerezza che sono fondamentali per l’equilibrio del racconto.
E poi c’è lui, Raoul Bova. Se all’inizio il passaggio di testimone poteva sembrare una sfida impossibile, oggi possiamo dirlo con certezza: Don Massimo è entrato definitivamente nel cuore degli italiani. Bova appare sempre più a suo agio nella tonaca, portando un’intensità diversa, più riflessiva e moderna, ma altrettanto spirituale. La sua recitazione, fatta di sottrazioni e sguardi intensi, conferma quanto l’attore sia maturato e quanto abbia saputo fare suo questo ruolo iconico.
Una gioia che si rinnova ogni giovedì
Il segreto di questo successo? La capacità di far sentire lo spettatore “a casa”. Passare il giovedì sera con Don Matteo significa immergersi in un mondo dove, nonostante i crimini e le difficoltà della vita, c’è sempre spazio per il perdono, la redenzione e un sorriso condiviso davanti a una partita a scacchi o a un caffè in canonica.
La quarta puntata ci ha lasciato con la voglia di saperne di più, di scoprire come evolveranno i sentimenti di Diego e Giulia e quali altre sfide dovrà affrontare Don Massimo. Una cosa è certa: la “magia di Spoleto” non ha intenzione di svanire.